{"id":354,"date":"2026-06-16T17:58:26","date_gmt":"2026-06-16T16:58:26","guid":{"rendered":"https:\/\/trasparenzaretributiva.eu\/guide\/?post_type=docs&#038;p=354"},"modified":"2026-06-16T18:02:44","modified_gmt":"2026-06-16T17:02:44","password":"","slug":"art-1-dlgs-96-2026-oggetto","status":"publish","type":"docs","link":"https:\/\/trasparenzaretributiva.eu\/guide\/docs\/art-1-dlgs-96-2026-oggetto\/","title":{"rendered":"Art. 1 del D.Lgs. 96\/2026: oggetto e finalit\u00e0 della trasparenza retributiva"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 96 si apre con una norma di poche righe ma di peso interpretativo notevole. L&#8217;art. 1 dichiara che il decreto attua la Direttiva (UE) 2023\/970 e ne fissa lo scopo: rafforzare il principio della parit\u00e0 di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u00c8 il primo di una serie di approfondimenti dedicati, articolo per articolo, al confronto tra il decreto italiano e la direttiva europea che lo ha generato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il testo dell&#8217;art. 1<\/h2>\n\n\n\n<blockquote class=\"wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow\">\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Art. 1 \u2013 Oggetto e finalit\u00e0<\/strong><\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\">\n<li>Il presente decreto attua la direttiva (UE) 2023\/970 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 10 maggio 2023, volta a rafforzare l&#8217;applicazione del principio della parit\u00e0 di retribuzione tra uomini e donne per uno stesso lavoro o per un lavoro di pari valore attraverso la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.<\/li>\n<\/ol>\n<\/blockquote>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cosa dice<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;articolo fa tre cose, e soltanto tre:<\/p>\n\n\n\n<ul class=\"wp-block-list\">\n<li><strong>Individua la fonte<\/strong>: dichiara che il decreto recepisce una specifica direttiva europea, la 2023\/970.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Fissa l&#8217;obiettivo<\/strong>: la parit\u00e0 di retribuzione tra uomini e donne, non solo a parit\u00e0 di mansione (&#8220;stesso lavoro&#8221;) ma anche per attivit\u00e0 diverse riconosciute di &#8220;pari valore&#8221;.<\/li>\n\n\n\n<li><strong>Indica il metodo<\/strong>: l&#8217;obiettivo non si persegue con un generico divieto, ma con strumenti di trasparenza retributiva e con i meccanismi che ne assicurano l&#8217;applicazione.<\/li>\n<\/ul>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non c&#8217;\u00e8 altro. L&#8217;art. 1 non introduce obblighi, non definisce soglie dimensionali, non disciplina la selezione o la comunicazione dei dati. Tutto questo arriva negli articoli successivi. Qui il legislatore si limita a dichiarare <em>che cosa<\/em> fa il decreto e <em>perch\u00e9<\/em>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Cosa significa che il decreto &#8220;attua&#8221; la direttiva<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il verbo non \u00e8 neutro. Una direttiva europea, per sua natura, vincola lo Stato membro quanto al risultato da raggiungere, ma lascia alle autorit\u00e0 nazionali la scelta della forma e dei mezzi. Non \u00e8 quindi direttamente applicabile come un regolamento: ha bisogno di un atto interno che la traduca nell&#8217;ordinamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il D.Lgs. 96\/2026 \u00e8 esattamente questo atto. Pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 125 dell&#8217;1 giugno 2026 ed entrato in vigore il 7 giugno 2026, \u00e8 lo strumento con cui l&#8217;Italia ha trasformato gli obiettivi della direttiva in regole vincolanti per datori di lavoro pubblici e privati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Da quel momento, il principio della parit\u00e0 retributiva di genere non vive pi\u00f9 soltanto a livello europeo o costituzionale: trova una disciplina organica e operativa nel diritto interno.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Il confronto con l&#8217;art. 1 della direttiva: dove fa davvero differenza<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;art. 1 della direttiva e quello del decreto perseguono lo stesso fine con parole quasi sovrapponibili. Ci sono per\u00f2 due differenze che meritano attenzione, perch\u00e9 incidono sul modo in cui la norma va letta.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">L&#8217;ancoraggio alle fonti europee<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;art. 1 della direttiva richiama espressamente l&#8217;articolo 157 del Trattato sul funzionamento dell&#8217;Unione europea (TFUE) e il divieto di discriminazione dell&#8217;articolo 4 della direttiva 2006\/54\/CE. L&#8217;art. 1 del decreto italiano non cita n\u00e9 l&#8217;uno n\u00e9 l&#8217;altro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sarebbe un errore leggere questa assenza come una lacuna. Un decreto di recepimento non ha bisogno di riprodurre la base giuridica europea della direttiva che attua: quelle fonti restano comunque operanti. L&#8217;art. 157 TFUE ha efficacia diretta nell&#8217;ordinamento italiano, e il principio di parit\u00e0 retributiva \u00e8 gi\u00e0 radicato all&#8217;interno tramite l&#8217;art. 37 della Costituzione e il Codice delle pari opportunit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C&#8217;\u00e8 di pi\u00f9, ed \u00e8 il punto che conta sul piano pratico. Quando il giudice italiano interpreter\u00e0 il D.Lgs. 96\/2026, dovr\u00e0 farlo in conformit\u00e0 alla direttiva, che a sua volta \u00e8 ancorata all&#8217;art. 157 TFUE e alla giurisprudenza della Corte di giustizia. Il riferimento al Trattato, formalmente assente nel testo nazionale, continua quindi a operare attraverso il vincolo di interpretazione conforme. Non sparisce: cambia solo il canale attraverso cui agisce.<\/p>\n\n\n\n<h3 class=\"wp-block-heading\">&#8220;Prescrizioni minime&#8221;: un pavimento, non un tetto<\/h3>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La direttiva si autodefinisce un insieme di &#8220;prescrizioni minime&#8221;. \u00c8 una formula tecnica con una conseguenza precisa: gli Stati membri possono spingersi oltre il livello di tutela europeo, mai al di sotto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il decreto, descrivendo la direttiva come norma &#8220;volta a rafforzare&#8221; la parit\u00e0, non riprende quel linguaggio. Ma il principio resta: la direttiva fissa una soglia minima di garanzia. Verificare se, nei singoli passaggi, il legislatore italiano si sia limitato al minimo o abbia introdotto tutele pi\u00f9 ampie \u00e8 proprio il lavoro che questa serie affronter\u00e0 articolo per articolo.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">&#8220;Stesso lavoro&#8221; e &#8220;lavoro di pari valore&#8221;<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Entrambi i testi proteggono due perimetri distinti. Il primo, lo &#8220;stesso lavoro&#8221;, \u00e8 intuitivo: mansioni identiche, stesso trattamento. Il secondo, il &#8220;lavoro di pari valore&#8221;, \u00e8 la parte pi\u00f9 ambiziosa e potenzialmente dirompente della norma, perch\u00e9 impone di confrontare attivit\u00e0 diverse ma equivalenti sul piano del valore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">L&#8217;art. 1 si limita a enunciare entrambi i perimetri. Come si stabilisce concretamente che due mansioni differenti hanno &#8220;pari valore&#8221; \u00e8 materia dell&#8217;art. 4, che sar\u00e0 oggetto di un approfondimento dedicato.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 l&#8217;art. 1 conta pi\u00f9 di quanto sembri<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Una norma su &#8220;oggetto e finalit\u00e0&#8221; rischia di essere letta come una formalit\u00e0 introduttiva. Sarebbe un errore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La rubrica stessa \u00e8 significativa: la direttiva intitola il proprio art. 1 semplicemente &#8220;Oggetto&#8221;, mentre il decreto aggiunge &#8220;e finalit\u00e0&#8221;. Quel termine in pi\u00f9 segnala una lettura teleologica della norma. Significa che, davanti a un passaggio ambiguo negli articoli successivi, l&#8217;interprete dovr\u00e0 sciogliere il dubbio nella direzione che meglio realizza lo scopo dichiarato qui: rafforzare la parit\u00e0 retributiva attraverso la trasparenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per il consulente del lavoro e per chi gestisce la compliance, l&#8217;art. 1 \u00e8 la chiave di lettura dell&#8217;intero decreto. \u00c8 la disposizione da richiamare quando il testo letterale di una regola operativa non basta e occorre argomentare quale interpretazione sia conforme alla finalit\u00e0 della norma.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Domande frequenti<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Cosa stabilisce l&#8217;art. 1 del D.Lgs. 96\/2026?<\/strong> Stabilisce che il decreto attua la Direttiva (UE) 2023\/970 e che la sua finalit\u00e0 \u00e8 rafforzare la parit\u00e0 di retribuzione tra uomini e donne, per lo stesso lavoro o per un lavoro di pari valore, mediante la trasparenza retributiva e i relativi meccanismi di applicazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Qual \u00e8 la differenza tra l&#8217;art. 1 del decreto e l&#8217;art. 1 della direttiva?<\/strong> La differenza principale \u00e8 che la direttiva ancora espressamente il principio all&#8217;art. 157 TFUE e alla direttiva 2006\/54\/CE, mentre il decreto non li cita. Non \u00e8 una lacuna: quelle fonti restano operanti e continuano a vincolare l&#8217;interpretazione del decreto. Inoltre la direttiva si qualifica come insieme di &#8220;prescrizioni minime&#8221;, chiarendo che gli Stati possono introdurre tutele pi\u00f9 ampie.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il decreto 96\/2026 abroga la disciplina precedente sulla parit\u00e0 retributiva?<\/strong> L&#8217;art. 1 non contiene abrogazioni. Si limita a dichiarare oggetto e finalit\u00e0. Il decreto si innesta sul quadro esistente, a partire dal Codice delle pari opportunit\u00e0, integrandolo anzich\u00e9 sostituirlo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Da quando si applica il D.Lgs. 96\/2026?<\/strong> Il decreto \u00e8 entrato in vigore il 7 giugno 2026.<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator has-alpha-channel-opacity\"\/>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>Prossimo approfondimento della serie: l&#8217;art. 2 del D.Lgs. 96\/2026 \u2014 ambito di applicazione. Qui il confronto con la direttiva diventa molto pi\u00f9 sostanziale, in particolare sulle esclusioni soggettive.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Autore: <a href=\"https:\/\/trasparenzaretributiva.eu\/guide\/contatti\/\" data-type=\"page\" data-id=\"232\">Alessandro Romeo<\/a> Consulente del Lavoro<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il D.Lgs. 7 maggio 2026, n. 96 si apre con una norma di poche righe ma di peso interpretativo notevole. 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